Un caldo torrido nel locale ci impedisce di fare progressi cospicui
Venerdì sera 26 giugno 2026, in una atmosfera surreale per il caldo che avvolgeva i locali che ci ospitavano e che poco veniva scalfito dal ventilatore refrigerante appeso al soffitto, abbiamo svolto una mini-conferenza di presentazione delle nostre attività, davanti a una platea limitata di ben undici persone, che però ci ha assicurato una notevole attenzione e anche alcune sorprese…
Prima di tutto, parliamo del «pre-partita», cioè di quei pochi minuti di attesa prima che arrivi l’ orario di inizio dei lavori, che costituiscono una «tolleranza accademica» per agevolare qualche ritardatario che non trovasse la strada giusta e il civico preciso. In questi frangenti, una signora che veniva dalla provincia di Pordenone ha esordito dicendo che era interessata al lavoro del Dott. Bates perché lei già aveva studiato le «cinque léggi biologiche» del Dott. Hamer e in piú stava frequentando un gruppo di «costellazioni familiari», ispirato al Dott. Hellinger… Davanti a queste acute precisazioni di esperienze, il presidente AVP®, notoriamente suscettibile su questi argomenti, è presto intervenuto dicendo pressapoco che «se uno ha già avuto modo di studiare le cinque léggi biologiche di Hamer e in piú ha cominciato a sperimentare il campo informazionale delle costellazioni di Hellinger, allora se ne può tranquillamente andare a casa perché né Hamer né Hellinger avevano alcuna conoscenza dell’ opera del Dott. Bates di cui ci occupiamo noi e portavano entrambi gli occhiali e quindi…».
Questa provocazione è andata a buon fine perché la signora invece che inorridire e schermirsi ha accettato di fare parte seduta stante della nostra associazione, dichiarando apertamente che avrebbe versato al termine la quota di iscrizione e raccolto il materiale per mettersi súbito alla prova, dato che portava gli occhiali e non voleva piú metterli. Speriamo in bene per lei, noi siamo a sua disposizione sia con le riunioni in presenza, sia per via telematica con le telepratiche riservate ai socii che sono in regola con le quote di iscrizione.
Con grande imbarazzo abbiamo accolto tra il pubblico una vecchia socia che aveva partecipato alle prime nostre riunioni nel 2012 ma che poi aveva preferito continuare per conto suo, e di cui non ne avevamo piú saputo niente in tutti questi anni, tranne un saluto di sfuggita nel 2018, quando passò a prendere del materiale suo in una sède ove stavamo svolgendo una giornata di studio anche noi. La signora ha dichiarato che circa otto anni prima di oggi aveva potuto migliorare cosí tanto la sua miopía di quasi quattro diottríe da riuscire a superare l’ esame per la patente di guida senza obbligo di lenti, e di questo dobbiamo complimentarci sicuramente. Invece, noi pensiamo che lei avrebbe potuto fare molto meglio se avesse continuato a esplorare questi argomenti in contatto con noi, e che venire a questa riunione gratuita non sia stata una buona idea perché a nostro avviso si è trattato comunque di un esempio sostanzialmente negativo. Infatti, che bisogno c’ era di venire da noi questa sera? Avrebbe potuto tranquillamente starsene a casa sua senza dare l’ impressione ai presenti che il lavoro della AVP® fosse sostanzialmente inutile visto che lei si era «auto-cancellata» da socia e aveva preferito proseguire senza il nostro aiuto ed era riuscita comunque a superare l’ esame per la patente, pur non avendo acquisito una guarigione completa della sua visione difettosa. Vabbè, sottigliezze che solo menti superiori possono capire, ma il fastidio rimane, a malincuore, lo dobbiamo dire, perché questo tipo di riunioni aperte a tutti si intende che siano organizzate per i nuovi visitatori, non per quelli vecchi che vogliono sfruttare l’ occasione per un ripasso senza pagare la quota d’ iscrizione.
A metà riunione è intervenuto anche un altro signore, che veniva da Venezia Mestre, e che aveva perduto parecchio tempo nel cercare dove fossimo, non essendoci, in effetti, indicazioni chiare sulla locandina, per chi non conoscesse già il posto (ci scusiamo di ciò e promettiamo di fare meglio per la prossima volta). Arrivando in ritardo, si era perso l’ avvio dei lavori, e dopo essersi scusato, ci ha posto un paio di domande molto interessanti, una delle quali verteva sul fatto che si era appena recato da un oculista medico laureato per chiedergli una opinione su questi «esercizî oculari» che vengono pubblicizzati sia sotto l’ etichetta di «metodo Bates», sia sotto altre diciture, piú o meno fantasiose, e sentendosi rispondere come ségue, ci chiedeva ulteriori delucidazioni.
Sostanzialmente il professionista, autorizzato dallo Stato a commerciare consulenze individuali specifiche su argomenti inerenti la salute degli occhi, lo aveva avvisato che lui non avrebbe dovuto dare retta a queste proposte di esercizî perché avrebbero affaticato ulteriormente i suoi occhi, che invece necessitavano di lenti correttive, proprio per eliminare lo sforzo di vederci male dovuto ai suoi occhi difettosi.
Gli abbiamo risposto parafrasando semplicemente le parole del Dott. Bates, il quale spiega che è vero il contrario. Nell’ occhio normale, quando uno guarda all’ infinito, la forma del globo è sferica, perché cosí pare essere stato progettato l’ organo della visione dal Padre Eterno. Se uno ha bisogno di lenti, significa che il suo occhio non è piú sferico ma deformato, e quindi sotto sforzo perché i muscoli esterni dell’ occhio, unici agenti fisici in grado di modificare una sfera che originariamente era rotonda e normale, tirano in modo sbagliato e spesso non simmetrico, modificando la messa a fuoco e rendendo il percepito poco chiaro. In questa fase, mettendo delle lenti, se è vero che accade un certo grado di correzione della focalizzazione, in realtà il problema dello sforzo permane, perché adesso l’ occhio deve lottare non soltanto contro il suo sforzo acquisito intrinseco, ma anche contro quello di adattarsi continuamente alla lente, la quale impedisce qualsiasi rilassamento e qualsiasi ritorno al suo stato naturale che c’ era prima di ammalarsi di vista imperfetta.
Questo ragionamento, se fosse davvero corroborato da una cura, e cioè da esperienze di guarigioni almeno temporanee che accadono quando uno pratica correttamente i metodi di riposo mentale e oculare di cui ci occupiamo noi, non farebbe una piega e dimostrerebbe il grossolano errore che fanno questi professionisti autorizzati quando propongono ai loro clienti/pazienti l’ uso di lenti correttive e oggetti o procedure similari che aumentano effettivamente lo sforzo invece che ridurlo.
Il nostro amico si è mostrato interessato a cominciare un percorso di auto-guarigione con noi e ha dichiarato che avrebbe partecipato a una nostra giornata di studio completa non appena ne avrebbe avuto la opportunità. Nel frattempo, avrebbe ascoltato l’ audiolibro gratuito messo a disposizione di tutti i visitatori del nostro sito che non avessero l’ indole di spendere i soldi per ricevere una copia fisica da conservare e lèggere, magari alla luce del sole, per trarne il massimo beneficio. Quasi nessuno infatti oggi ha quarantanove euro e cinquanta centesimi da lasciare sul piatto sulla fiducia, ma quasi tutti sono diventati molto guardingi quando c’è da cacciare i soldi, specialmente per il proprio benessere personale che però sottintende un certo impegno per capire il problema e agire concretamente per fare qualcosa di valido per stare meglio.
Altri aneddoti divertenti hanno allietato la serata, non ostante il caldo, ma non abbiamo lo spazio per parlarne, se non per dire che una delle visitatrici si è poi prenotata per partecipare alla giornata di studio del giorno dopo, anche se sarebbe potuta venire solamente al pomeriggio, ma per lo meno avrebbe acquisito il testo base «VISTA PERFETTA SENZA OCCHIALI», contribuendo cosí a ripianare il buco nell’ acqua della conferenza che si è cosí dimostrata essere riuscita solamente in parte. Ma tutto fa brodo, e noi continueremo lo stesso perché se sono rose, fioriranno, prima o poi [campa cavallo che l’ erba cresce…].
In copertina: Dondolío del pollice davanti alla tabella di controllo nel caldo torrido.
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